Storia della Russia, capitolo X: Fallita rivolta dei 'decabristi' e assedio di Sebastopoli
Quando Alessandro I venne improvvisamente a mancare nel 1825, i ribelli, soprannominati ‘decabristi’ (da ‘dekabr’, dicembre in russo, mese in cui si svolse il tentativo di rivolta), decisero di provare a prendere il potere ma vennero facilmente sconfitti dal fratello di Alessandro I, Nicola, che salì così al trono.
Nicola I in gioventù aveva ricevuto una rigida educazione militare e una volta al potere centralizzò sempre più i processi decisionali, si circondò di collaboratori provenienti dall’esercito e creò un corpo di gendarmeria con il compito di monitorare gli eventuali oppositori politici. Nel 1835 pubblicò un codice legislativo, ricavato dalla codifica di tutte le leggi del passato, che rappresentò la base del diritto russo fino alla fine dell’epoca zarista.
Le prime ferrovie ed i poemi di Puskin
In quegli anni cominciarono ad apparire le prime industrie, spesso con macchinari importati dall’Inghilterra, patria della Rivoluzione Industriale. Le prime fabbriche, soprattutto tessili, nacquero nei dintorni di Mosca e Pietroburgo. Pur guardando con sospetto al processo di industrializzazione, timoroso che potesse trasformarsi in un vivaio per sovversivi, lo Zar lo favorì facendo costruire nel 1837 la prima linea ferroviaria nazionale da Pietroburgo a Zarskoe Selo, seguita poi dalla più importante Pietroburgo-Mosca, e inaugurando la prima scuola di ingegneria presso l’Istituto Tecnologico di Pietroburgo.
Anche l’arte conobbe un certo sviluppo, in particolare la letteratura con l’emergere di alcuni autori che conquisteranno fama internazionale tra i quali il più celebre fu senza dubbio Aleksandr Puskin. Dopo aver simpatizzato in gioventù per le idee liberali, cosa che gli costò anni di confino, in età matura si dimostrò fedele alla monarchia ed allo Zar Nicola I con il quale ebbe un colloquio nel 1826. Autore di numerosi poemi viene unanimemente considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea. Morì tragicamente nel 1837 in seguito alle ferite riportate in un duello a colpi di pistola ingaggiato per motivi sentimentali.
La sconfitta nella guerra di Crimea
A livello internazionale Nicola I estese i confini meridionali del regno a tutti i territori del Caucaso, strappandoli ai persiani e ai turchi, e intervenne in Polonia nel 1830 per sedare una locale rivolta nazionalista. Ma l’evento principale fu la guerra di Crimea, scoppiata nel 1853 tra Russia e Impero Ottomano, che vide schierarsi con quest’ultimo anche Francia e Inghilterra allo scopo di contenere l’espansione dell’Impero Russo. Dopo una iniziale vittoria contro i turchi, la flotta russa fu ripetutamente sconfitta dalle marine militari inglesi e francesi che accerchiarono la base navale di Sebastopoli. Dopo ben 349 giorni di assedio la città cadde e nel 1855 fu firmato un trattato di pace che pose fine alla guerra.
Al di là delle conseguenze pratiche, ovvero la distruzione della flotta meridionale e l’obbligo imposto dai vincitori a rinunciare alla presenza militare nel Mar Nero, la sconfitta nella guerra di Crimea fu un forte trauma per la società russa. Il conflitto aveva infatti dimostrato l’arretratezza tecnologica e strategica dell’esercito russo. In aggiunta la mancanza di moderne infrastrutture di comunicazione e di un’industria pesante rappresentavano un fortissimo handicap per un Impero che mirava a confrontarsi con le più grandi nazioni dell’epoca.
Cominciava ad essere evidente la necessità di apportare riforme modernizzatrici. Una nazione a trazione rurale, dove la maggior parte della popolazione era formata da schiavi, non poteva competere con un Occidente nel quale si stavano diffondendo locomotive a vapore, apparecchiature telegrafiche, macchine da stampa ad alta velocità e dove le università sfornavano quotidianamente ingegneri, avvocati e medici.
