La Russia e il Buddismo

La Russia e il Buddismo

Oltre all’Ortodossia, largamente maggioritaria, e ad una consistente presenza islamica, in Russia c’è anche una terza religione autoctona che gode di un certo seguito, il Buddismo.


Comunità buddiste sono presenti fin dal XVII secolo nelle aree abitate da gruppi etnici mongoli ed in particolare nelle regioni di Tuva, Buriazia e Calmucchia, quest’ultima ad oggi unica regione d’Europa a maggioranza buddista. Nel 1741 la zarina Elisabetta promulgò una legge per riconoscere ufficialmente il buddismo ed i suoi monasteri, ottenendo in cambio la loro lealtà all’Impero. I rapporti si mantennero buoni per tutto il periodo zarista, subendo però un brusco cambiamento con la Rivoluzione d’Ottobre e l’instaurazione del regime comunista, ostile a tutte le fedi religiose. In Calmucchia numerosi cittadini si unirono all’Armata Bianca che combatteva contro i bolscevichi e furono poi costretti a emigrare in Turchia. Nel periodo sovietico molti monaci e lama furono esiliati, arrestati e talvolta anche giustiziati con l’accusa di essere ‘spie giapponesi’.


Con il crollo del comunismo, le comunità buddiste poterono tornare alla normalità. Tra il 1991 e il 1992 il Dalai Lama visitò Tuva, Buriazia e Calmucchia e con il passare degli anni piccoli gruppi di fedeli cominciarono a nascere anche in altre regioni. La principale forma presente in Russia è quello della scuola ‘Gelukpa’, legata al buddismo tibetano. Uno dei più famosi studiosi del buddismo nel mondo occidentale è il russo Fyodor Shcherbatskoy, che viaggiò spesso ad inizio del Novecento tra l’India e la Mongolia.


Nel Maggio 2023 Vladimir Putin ha insignito con l’Ordine d’Onore Damba Ayusheev, leader spirituale dei buddisti russi.

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