Storia della Russia, capitolo XIV: guerra civile e nascita dell’Unione Sovietica

Storia della Russia, capitolo XIV: guerra civile e nascita dell'Unione Sovietica

Il clamoroso vuoto di potere innescato dalla caduta dello Zar fece sì che si formassero due governi provvisori. Uno nominato dalla Duma con a capo il deputato liberare Georgij Lvov e l’altro rappresentato dal Soviet di Pietrogrado, composto da delegati eletti dai lavoratori delle fabbriche.

Inizialmente i bolscevichi erano in minoranza nel Soviet, controllato dai menscevichi. In quel periodo Lenin si trovava in Svizzera e fece ritorno in patria con un treno che prima di arrivare a Pietrogrado si fermò a Berlino, dove alti ufficiali prussiani lo finanziarono con 40 milioni di marchi affinché gettasse la Russia nel caos e la costringesse ad uscire dal conflitto in corso.

Assalto al Palazzo d’Inverno e inizio della guerra civile

Il seguito dei bolscevichi cresceva costantemente, anche Trockij, divenuto famoso per le sue capacità oratorie, abbandonò i menscevichi per unirsi a Lenin. Così decisero di rompere gli indugi e il 25 ottobre del 1917 marciarono sul Palazzo d’Inverno per cacciare il governo provvisorio e prendere il potere. Non incontrarono una grande resistenza e ci furono solo poche vittime tra i soldati di guardia. Il Congresso dei Soviet dichiarò la Repubblica socialista federativa sovietica russa (Rsfsr) guidata dal Consiglio di Commissari del Popolo (sovnarkom) con a capo Lenin, Lev Trockij e Iosif Stalin come ministri. I menscevichi furono esclusi dal governo e abbandonarono il congresso.

Nel 1918 a Brest-Litovsk fu firmato il trattato di pace con la Germania. Ma i bolscevichi adesso dovevano fare i conti con un forte fronte di opposizione interna, chiamato ‘Movimento dei Bianchi’, che comprendeva nazionalisti, liberali, menscevichi, contadini e cosacchi.

Per combattere i ‘bianchi’, i bolscevichi organizzarono l’esercito a loro fedele, chiamato Armata Rossa, e crearono il corpo di polizia politica della Ceka (Commissione straordinaria panrussa per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio). Non esitando ad utilizzare metodi di lotta spietati, da qui il termine ‘Terrore Rosso’ per indicare i crimini commessi dai bolscevichi durante la guerra civile, l’Armata Rossa riuscì ad avere la meglio in quasi tutto il paese. Nicola II, sua moglie ed i loro cinque figli furono trucidati dalle guardie rosse a Ekaterinburg, dove erano prigionieri, ponendo così fine alla dinastia Romanov.

Dal ‘comunismo di guerra’ alla NEP

Le condizioni di vita della popolazione erano sempre più difficili. Per evitare un collasso il governo dei Soviet nazionalizzò qualsiasi attività economica, dalle fabbriche ai piccoli negozi. Era il ‘comunismo di guerra’. Il potere dello Stato fu concentrato nel partito bolscevico, il cui organo principale era l’ufficio politico (politbjuro). La capitale venne trasferita da Pietrogrado a Mosca.

Dopo anni di combattimenti serrati dall’Ucraina alla Yakutia, nel 1922 la guerra civile terminò con la definitiva vittoria dei ‘rossi’, lasciandosi alle spalle un milione di morti in combattimento, sei milioni di vittime civili a causa di malattie o carestie ed un milione e mezzo di cittadini fuggiti all’estero.

La difficile situazione economica, soprattutto nelle campagne, causò una serie di forti proteste popolari che spinsero i bolscevichi ad abbandonare la parentesi del comunismo di guerra sostituendolo con un sistema che lasciasse spazio a contadini, commercianti e piccoli imprenditori per lavorare senza eccessive imposizioni da parte dello Stato. Questo compromesso venne chiamato ‘Nuova Politica Economica’ (Nep) ed ebbe velocemente degli effetti estremamente positivi tanto che nel 1926 la produzione industriale era già tornata ai livelli precedenti la guerra.

Nel 1922 si costituì l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (Urss) che a quel tempo comprendeva quattro repubbliche costituenti: Rsfsr Russa, Repubblica Socialista Sovietica Ucraina (Ssr), Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa (Bssr) e Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica (Zsfsr). Qualche anno dopo saranno istituite repubbliche sovietiche anche in Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.

Stalin succede a Lenin

Alla morte di Lenin nel 1924 si aprì una lotta intestina per la sua successione tra Trockij e Stalin. Oltre alla brama di potere alla base c’erano anche importanti differenze politiche e ideologiche. Trockij denunciava l’eccessiva burocratizzazione del partito e riteneva che l’Unione Sovietica avrebbe potuto sopravvivere solamente se il comunismo si fosse diffuso anche in altri paesi europei. In risposta Stalin formulò il concetto di ‘socialismo in un solo paese’ secondo il quale l’Unione Sovietica poteva completare la rivoluzione socialista anche da sola. A prevalere fu Stalin che nel 1927 espulse prima dal partito e poi dal paese Trockij e tutti i suoi seguaci assumendo il controllo assoluto della direzione centrale del Partito Comunista.

Alla fine gli sconvolgimenti sociali conseguenti il primo conflitto mondiale non sfociarono in nessun’altra rivoluzione di carattere marxista in Occidente e pertanto l’Unione Sovietica si trovò isolata nello scenario internazionale. L’Internazionale Comunista (Comintern), fondata nel 1919, aveva il compito di coordinare e sostenere l’azione dei partiti comunisti in tutto il mondo. Stalin riteneva inevitabile una nuova guerra tra le potenze europee in virtù dei forti contrasti irrisolti tra loro, un conflitto che secondo lui avrebbe portato ad un ulteriore diffusione del socialismo, ma per il momento voleva mantenere rapporti pacifici con le nazioni capitaliste.

Cambiamenti sociali e culturali

Oltre che politicamente, la Russia stava subendo una radicale trasformazione anche dal punto di vista sociale. Una delle prime leggi emanate dal Congresso dei Soviet nel 1918 fu il ‘Codice della famiglia’ che garantiva alle donne pari diritti rispetto agli uomini, facilitava le pratiche di divorzio, legalizzava l’aborto, depenalizzava l’omosessualità e favoriva l’ingresso femminile nel mondo del lavoro. I più radicali sostenevano la necessità di abolire del tutto il matrimonio ma alla fine l’istituzione fu conservata con l’idea che il completamento della rivoluzione socialista avrebbe portato alla totale emancipazione femminile rendendo obsolete “le catene di marito e moglie”.

Grande importanza veniva data dai bolscevichi allo studio delle scienze. Per loro anche il marxismo era una scienza e pertanto credevano che l’apprendimento delle scienze naturali avrebbe portato la popolazione a comprendere meglio la presunta verità della quale l’ideologia marxista era portatrice. In più era utile come arma per combattere la religione, definita “oppio dei popoli” da Karl Marx.

Malgrado il caos di quegli anni, l’inizio del XX secolo è stato teatro della cosiddetta ‘Epoca d’argento’ della cultura russa (l’’Epoca d’Oro’ fu quella del secolo precedente) i cui principali protagonisti furono l’attore e registra di teatro Konstantin Stanislavskij, che rivoluzionò l’arte della recitazione con il suo metodo di insegnamento, i compositori Igor Stravinsky e Sergej Prokofiev e il ‘futurista’ Vladimir Majakovskij.

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