“Athos”, su Netflix l’eccezionale reportage sui monaci “filorussi”

"Athos", su Netflix l'eccezionale reportage sui monaci "filorussi"

Nonostante sia pieno zeppo di contenuti woke e politicamente corretti, anche Netflix nasconde qualche sorpresa nel suo catalogo. Una di questa è il documentario “Athos” , girato in uno dei luoghi più misteriosi del pianeta: il Monte Athos, per l’appunto, o per meglio dire lo Stato Monastico Autonomo del Monte Athos. una repubblica teocratica cristallizzata nel tempo, arroccata nella penisola Calcidica greca. Una comunità di monaci ortodossi, che hanno molte regole – la più nota, ovviamente, è quella che sancisce il divieto d’accesso per qualsiasi essere di sesso femminile, eccezion fatta per gli insetti, gli uccelli e sopratutto i gatti.

“Athos”, un idillio per noi occidentali

Gatti protagonisti indiscussi di questo documentario del 2016 assieme ai monaci. Il documentario rappresenta un documento di eccezionale rarità: i due registi, Peter Bardehle e Andreas Martin, sono tra i pochi nella storia millenaria del monastero ad aver avuto il permesso di girare e di seguire così da vicino le vite dei monaci greci, permettendoci così di capire al meglio sia le vicissitudini della loro vita quotidiana, sia le rigide regole che scandiscono le varie fasi della “carriera” monastica. Il risultato è un grande inno al silenzio, al lavoro, all’introspezione e alla serenità: sebbene infatti gli stessi monaci ammettano candidamente le difficoltà insite in una vita spesso solitaria, “Athos” ci aiuta a comprendere come taluni sacrifici portino a risultati diversi e forse migliori di quelli che cerchiamo di afferrare noi “occidentali” con corsi di wellness, sedute di meditazione e dallo psicologo.

I rapporti con la Russia di Putin

Il monte Athos, tuttavia, non è solo un’oasi di pace e contemplazione: essendo uno degli insiemi monastici ortodossi più importanti del mondo, è ovviamente molto importante anche per il mondo russofono. Secondo quanto riporta InsideOver, ad esempio, nel 2020 il primo ministro russo Mikhail Mishustin si è recato al monte Athos per un “soggiorno-lampo”, scegliendo per il pernotto un luogo non casuale: il monastero di san Pantaleone, nel cuore della “parte russa” del complesso monastico. Nel 2018, invece, fu Vladimir Putin ad andare a trovare i monaci in Grecia. Ma perché il monastero in questione ricopre un ruolo così importante? Facciamo un passo indietro, al 2018, quando l’allora presidente ucraino Poroshenko spinse il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ad ‘approvare’ una bolla di autocefalia (ovvero di indipendenza) per la chiesa ortodossa di Ucraina.

Lo scisma ucraino

All’epoca si accusò Putin di voler sfruttare il peso dei monaci del Monte Athos per opporsi alla neonata indipendente Chiesa ucraina, protagonista dello scisma da quella russa. Da allora, com’è noto, la chiesa ortodossa greca ha riconosciuto quella ucraina, ma le insinuazioni sui rapporti tra i monaci e la Russia da parte di una certa stampa non si sono di certo fermate, anzi: dopo l’inizio .delle operazioni di guerra in Ucraina, si sono susseguiti incontrollabili reportage fumosi, come quello di Bild secondo il quale i miliardari russ sfrutterebbero il sacro Monte Athos per riciclare denaro sporco o trafficare in armi. I monaci, addirittura, avrebbero ricevuto anticipazioni circa il conflitto tutt’ora in corso.

I reportage “a orologeria”

A vuotare il sacco con Bild sarebbe stato un solo monaco, tale Bartolomeo, il quale non avrebbe fornito informazioni di sostanza o sustanziandole con prove di tali traffici, così un altro informatore ‘anonimo’: che il Monte Athos sia sempre stato meta di pellegrinaggio da parte di russi, anche molto facoltosi, non è mai stato un mistero. E certo è sospetto che proprio nel 2022, dopo centinaia di anni di silenzio sulle pratiche dei monaci, si sia sentita l’esigenza di gettare un’ombra di discredito sul loro operato – e solo su quello che riguarda i russi. Naturalmente, i residenti del Monte Athos non hanno sentito l’esigenza di smentire queste voci. “A qualcuno dà fastidio che i monaci di Athos preghino per i Russi”, ha commentato Mikhail Yakuschew, filosofo russo.
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