LA GUERRA ECONOMICA
LA DEDOLLARIZZAZIONE DELLE RISERVE INTERNAZIONALI PROMOSSA DALLA RUSSIA
In questo nuovo articolo sulla guerra economica tra Occidente e Russia (leggi l’ultimo capitolo sul price cap qui) analizziamo la dedollarizzazione delle riserve valutarie da parte della Russia e le conseguenze della reazione dell’Unione Europea. Mentre la Russia ha progressivamente ridotto la sua dipendenza dal dollaro, sostituendolo con l’euro e altre valute, l’UE ha deciso di sequestrare le riserve russe denominate in euro. Questo ha sollevato interrogativi sulla sicurezza degli investimenti nell’euro e ha spinto la Russia a cercare nuove alleanze con paesi “non ostili” come parte di un’ampia strategia di diversificazione valutaria.
La dedollarizzazione delle riserve valutarie della Russia
La Russia è stata nella pratica l’unica nazione al mondo ad avere effettuato un vero processo di dedollarizzazione delle riserve valutarie. L’ha fatto, per altro, aprendo un notevole credito all’Europa, accettando di sostituire parte delle proprie attività finanziarie denominate in dollari, con attività denominate in euro o in altre valute o anche tramite l’aumento di acquisto di lingotti d’oro.
Se nel 2001 l’80% delle riserve della Banca Centrale Russa erano espresse in dollari, la quota scendeva al 16% nel 2021 (con una brusca riduzione avvenuta a seguito dell’annessione della Crimea del 2014). Viceversa, la quota di attività denominate in euro era passata dal 9% del 2001 al 32% del 2021.
La risposta dell’Unione Europea
L’Unione Europea, che in vent’anni di adozione dell’euro, numeri alla mano, non ha fatto che rafforzare l’egemonia del dollaro, ha risposto – per iniziativa di Mario Draghi al Consiglio Europeo tra febbraio e marzo 2022 – sequestrando le riserve russe denominate in euro; di fatto quindi abdicando in ogni modo alla pretese di poter ambire alla trasformazione dell’euro in una valuta di riserva rivale a quella americana; dal momento che la prima e più importante condizione alla quale ambisce un detentore di riserve valutarie è la sicurezza dell’investimento.
Perché i paesi asiatici, africani o sudamericani, che attualmente impiegano il dollaro per gli scambi internazionali e per la conversione di surplus commerciali in investimenti finanziari, dovrebbero sostituire il dollaro con l’euro dal momento che la Unione Europea ha sanzionato l’unica nazione che le aveva fatto tale concessione di credito? Mantenere il dollaro o avviarsi a sistemi di scambi bilaterali (magari appoggiandosi alla yuan cinese), sembrano essere soluzioni molto più ragionevoli.
Il ruolo dei BRICS
In ogni caso, la confisca delle riserve russe denominate in euro (che di per sé è un’operazione che viene attuata solo tra paesi in stato di guerra) ha sicuramente creato sorpresa a Mosca, se non altro perché, per avere un senso l’operazione di dedollarizzazione delle riserve in favore dell’euro, si sarebbe dovuta fondare sull’assunto che l’Unione Europea non sarebbe stata talmente prona agli interessi americani da compiere un gesto simile (dannoso ovviamente per la Russia ma chiaramente anche per l’Europa stessa).
Così non è stato, avendo scelto l’Europa di rompere con la Russia per restare ancorata all’universo occidentale predominato dal mondo anglosassone. Non a caso un tale risultato, ovvero la rottura della potenziale costituzione di un blocco euro-russo, da Lisbona a Vladivostok, capace di mettere a fattor comune le enormi disponibilità di materie prime russe, con le capacità tecniche europee, è sempre stato un chiaro obiettivo strategico degli Stati Uniti, apertamente delineato dall’infausto Brzenzinski, storico ispiratore della geopolica del mondo democratico americano. Infatti fu Brzenzinski a postulare che la “Russia con l’Ucraina è un Impero” e che ovviamente era nell’interesse strategico americano evitare ad ogni costo la ricostituzione di un impero russo.
Tuttavia la Russia, preso atto di tutto ciò non è rimasta inattiva e si è rivolta con crescente attivismo a tutto l’universo dei paesi “non ostili”, in particolare con tutto il blocco dei BRICS.
Sono stati implementati sistemi di regolazione dei pagamenti svincolati dalle valute occidentali, con ad esempio scambi di rubli-rupie con l’India, che ha approfitto dell’occasione per stipulare contratti a sconto di acquisto di petrolio russo, o con l’ampiamento dello scambio in yuan con la Cina, anch’essa ben felice di aumentare le proprie importazioni di gas e petrolio dalla Russia, scontate visto la necessità russa di sostituire la clientela europea.
L’importanza del blocco cinese
Sempre la Cina sta avendo buon gioco per proporre lo yuan a tutti quei paesi che desiderano scaricare il dollaro americano come valuta di riserva e utile per il regolamento degli scambi internazionali. Si sono aperte in questo senso delle discussioni bilaterali Cina-Brasile e Cina-Arabia Saudita.
Non a caso Putin al forum economico di San Pietroburgo di giugno 2022, davanti ad una platea trasversale, composta di cinesi e indiani, di sauditi e di iraniani, di venezuelani e brasiliani etc. ha invitato il mondo emergente ad abbandonare la sudditanza dovuta alle valute occidentali, dollaro americano in primis, denunciando le riserve detenute in Occidente come non sicure e mostrando come sia possibile svincolarsi nel commercio internazionale dall’impiego delle valute di riserva, per volgersi ad un mondo maggiormente informato a cambi valutari flessibili o all’investimento dei surplus commerciali in beni reali (oro o direttamente materie prime di vario tipo).
