Negoziati USA-Russia, cosa sta davvero succedendo?
Riportiamo la traduzione di questo interessante editoriale pubblicato l’11/04/2025 sulla principale agenzia di informazione russa ‘Ria Novosti’ a firma della giornalista Irina Alksnis.
A Istanbul si è svolto il secondo round di negoziati russo-americani a livello del Ministero degli Esteri e del Dipartimento di Stato. Mosca ha sollevato la questione della normalizzazione del lavoro delle missioni diplomatiche. Il tema dell’Ucraina non era all’ordine del giorno. Parallelamente ai negoziati, negli Emirati Arabi Uniti ha avuto luogo un altro scambio di prigionieri: la Russia ha consegnato una donna con doppia cittadinanza condannata a 12 anni per aver finanziato le Forze armate ucraine e in cambio ha ricevuto un ‘combattente della guerra invisibile’, Artur Petrov, che secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avrebbe partecipato al contrabbando di tecnologie microelettroniche autorizzate per il complesso militare-industriale russo ed utilizzate nel conflitto in Ucraina.
In questi tempi di turbolenza globale e di fitta nebbia che avvolge quasi tutti i processi e le decisioni chiave della politica mondiale, è bello quando si trova qualcosa di abbastanza chiaro da capire riguardo ciò che sta accadendo. Sorprendentemente, le relazioni russo-americane rappresentano attualmente una rara eccezione. Perché, ad esempio, le interpretazioni delle azioni degli Stati Uniti nelle guerre tariffarie in corso sono diametralmente opposte: mentre alcuni esperti sostengono che Trump abbia fatto marcia indietro a causa del panico sul mercato azionario e delle pressioni dei critici nella sua stessa amministrazione, altri credono che in realtà tutto fosse stato pianificato in questo modo: prima spaventare il mondo fino al limite con la rigidità della sua posizione e poi ridimensionare parzialmente la situazione in modo che le controparti fossero più accomodanti nelle prossime negoziazioni.
Nei rapporti tra Mosca e Washington, nonostante l’estrema scarsità di informazioni in arrivo, tutto è molto più semplice e chiaro: è in corso un processo di lavoro coerente e senza fretta, nonostante i problemi accumulati. Inizialmente la Casa Bianca cercò di forzare la posizione russa con una carica di cavalleria (o meglio, di cowboy), ma fallì e gli americani furono costretti a sedersi al tavolo delle trattative per avviare negoziati seri. Serio significa sistemico, che comprende tutti gli aspetti delle relazioni bilaterali che sono stati completamente distrutti nel periodo precedente.
Questa è forse una delle carte vincenti più importanti della Russia in questo momento: la capacità di prendersi il tempo necessario, un fattore che gioca dalla sua parte. Il fronte si sposta verso ovest, l’economia funziona stabilmente e fervono i preparativi per l’evento più importante: la celebrazione dell’80° anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica. Il paese funziona, naturalmente la crescente turbolenza globale ha un impatto su anche di esso ma molto meno che su altri.
Anche gli americani si trovano in una situazione simile e non hanno fretta. Nonostante la massa di problemi accumulati nei rapporti con Mosca e l’inevitabile sconfitta nel conflitto ucraino, la situazione non è critica per Washington e la Russia, in linea di principio, non rappresenta un’area prioritaria o critica della politica estera dell’attuale amministrazione. A differenza di decine di altri problemi – che si tratti dell’esorbitante debito pubblico, dell’immigrazione clandestina, delle distorsioni negli scambi commerciali con il resto del mondo, del furto selvaggio di fondi di bilancio o persino della carenza di uova – le relazioni con la Russia non richiedono a Trump di adottare misure estreme e rischiose dalle prospettive poco chiare.
E la tenacia nel difendere la propria posizione con una ‘forza tranquilla’ da parte di Mosca hanno portato al ritorno di qualcosa che sembrava essere definitivamente scomparso nei nostri rapporti con l’Occidente: la diplomazia tradizionale. Riservata, chiusa al grande pubblico, con formulazioni di dichiarazioni ufficiali accuratamente elaborate e scarne, con emissari che fanno la spola tra le capitali e preparano il terreno per gli accordi, con numerosi cicli di trattative, quando le posizioni delle parti si avvicinano letteralmente centimetro per centimetro e i disaccordi sono incentivi non per commenti scandalosi alla stampa ma per ulteriore lavoro da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Si parla molto del contributo che la Russia sta dando alla costruzione di un nuovo sistema politico mondiale, in sostituzione all’egemonia occidentale che sta crollando sotto i nostri occhi. Ma c’è un punto che di solito sfugge agli osservatori, sia quelli amichevoli che quelli ostili alla Russia: stiamo parlando degli sforzi che Mosca sta compiendo per impedire gli scenari più oscuri e fatali per l’umanità. La diplomazia, ovvero l’arte di trovare un terreno comune con gli altri anche quando i propri interessi e obiettivi differiscono radicalmente, è proprio uno di questi valori eterni e immutabili. Non c’è dubbio che la Russia avrà abbastanza tempo, pazienza e forza per ricordarlo a tutti. L’Europa dovrebbe prepararsi.
