Storia della Russia, capitolo XI: Alessandro II, lo Zar riformatore finito assassinato

Storia della Russia, capitolo XI: Alessandro II, lo Zar riformatore finito assassinato

Il nuovo Zar Alessandro II, succeduto a Nicola I alla morte di questo nel 1855, comprese la situazione e si adoperò per porre rimedio all’arretratezza della Russia. Per poterlo fare era per prima cosa necessario risolvere il problema del servaggio. Si stima che nel 1859 i servi della gleba fossero 23 milioni su una popolazione totale dell’Impero di 67 milioni di abitanti. Alessandro II riteneva opportuno intervenire rapidamente per prevenire possibili rivolte contadine di massa. Così nel 1861 abolì la servitù con la ‘Riforma dell’emancipazione’ che permetteva ai contadini di diventare proprietari della terra su cui lavoravano, previo pagamento di un riscatto ai vecchi padroni.

Le riforme di pubblica amministrazione, giustizia ed esercito

Nel campo della pubblica amministrazione fu introdotta una nuova istituzione, gli ‘zemstvo’, ovvero dei consigli elettivi che avevano il compito di occuparsi di questioni locali quali la manutenzione delle strade e la gestione di scuole e ospedali.

L’opera riformatrice dello Zar si estese anche al sistema giudiziario che venne completamente rivoluzionato nel 1864 formalizzando il principio di autonomia dei giudici e decretando che i processi fossero condotti a porte aperte con un contraddittorio tra pubblico ministero e avvocato della difesa e la sentenza emessa da una giuria di nomina ministeriale. La Russia si trovò così ad avere uno dei sistemi giudiziari più moderni e garantisti d’Europa.

Un altro provvedimento di portata fortemente innovatrice fu la riforma dell’esercito, sostenuta dal Ministro della Guerra Dmitrij Miljutin. Essa determinò una forte riduzione del numero dei soldati professionisti ma velocizzò di molto i tempi di mobilitazione ed intervento in tutte le zone di confine. Vennero create una serie di scuole e accademie militari aperte non più solo ai nobili ma ai rappresentanti di tutte le classi sociali e l’amministrazione militare fu riorganizzata attraverso l’introduzione di distretti militari e organi giudiziari permanenti. Infine si dette impulso all’industria militare di Stato per la fornitura di nuove e più moderne tecnologie quali cannoni a fuoco rapido e fucili a innesco.

In politica estera Alessandro II riuscì ad estendere i confini dell’Impero nel Caucaso e in Asia centrale, dove conquistò tutti i territori degli attuali Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Inoltre, in seguito ad una serie di vittorie militari contro i turchi nei Balcani, un certo numero di stati abitati da popolazioni slave (Serbia, Montenegro, Bulgaria e Romania) dichiararono la propria indipendenza dal dominio turco ed entrarono nell’orbita russa.

Sviluppo delle città e cambiamenti sociali

Le riforme apportate dallo Zar ebbero un profondo impatto sulla società russa. Pietroburgo era diventato un importante centro industriale, in particolare nei settori metallurgico e metalmeccanico, con un porto in continua espansione. Questo boom industriale comportò un raddoppio della popolazione residente e un’evoluzione dei servizi pubblici forniti quali rete telefonica, illuminazione pubblica, tram elettrici, sistemi di fognatura e depurazione delle acque. Nel centro città aprivano banche e ristoranti di lusso ma la maggior parte degli operai viveva in baracche fatiscenti vicino alle fabbriche dove lavorava.

Oltre alla capitale anche altre città di stavano rapidamente industrializzando. A Mosca c’era una fiorente industria tessile e nella regione del Donbass si sviluppò un importante centro carbonifero. Il settore ferroviario, fondamentale per sostenere la crescita economica, fu rapidamente sviluppato anche grazie al contributo di uomini d’affari privati. Per formare tecnici specializzati fu fondato l’Istituto Politecnico di Pietroburgo dove gli studenti potevano specializzarsi in elettronica, fisica ed economia. Le università e il mondo del lavoro si aprirono per la prima volta anche alle donne.

Le campagne non ebbero invece lo stesso sviluppo delle città, restando ferme ad un’agricoltura ancora primitiva poiché i contadini non potevano permettersi le tecnologie (macchinari, fertilizzanti chimici etc) necessarie per un significativo incremento produttivo. Anche le condizioni di vita conseguentemente rimasero critiche tra sovraffollamento, malattie e scarsa istruzione.

Nelle città si venne a creare un nuovo gruppo sociale, chiamato ‘intelligencija’, composto da persone di origine non aristocratica che trovava il proprio senso di identità nella qualifica professionale o nel livello di istruzione. Erano insegnati, medici, ingegneri ma soprattutto studenti universitari, con un orientamento politico liberale e ostile alla monarchia.

Terrorismo anti-zarista e uccisione di Alessandro II

Nel 1861 si verificarono dei tumulti all’università di Pietroburgo e gruppi radicali cominciarono a diffondere manifesti rivoluzionari nella città. Il loro punto di riferimento era il giornalista Nikolaj Cernysevskij, esiliato dalle autorità in Siberia e autore del romanzo ‘Che fare?’, una sorta di manuale per il nascente movimento anti-zarista nel quale si predicava il disprezzo per le tradizioni sociali, familiari e nazionali.

Il divieto di formare associazioni e partiti politici obbligava queste formazioni ad agire in clandestinità. Nel 1866 vi fu un fallito attentato alla vita dello Zar che portò ad un rafforzamento dell’azione repressiva della polizia politica. I radicali decisero così di provare a reclutare nuovi adepti nelle campagne, fallendo però miseramente nel loro intento in quanto guardati con sospetto dai contadini, molti dei quali riconoscenti ad Alessandro II per l’emancipazione, che spesso invece di sostenerli li denunciavano alle autorità.

Lo scontrò tra ribelli e autorità con il tempo crebbe di intensità. Il neonato movimento ‘Volontà del Popolo’ (‘Narodnaja Volja’) iniziò una campagna terroristica per uccidere lo Zar. Nel 1880 riuscirono ad introdursi nel Palazzo d’Inverno e fecero esplodere una bomba che uccise molti soldati della Guardia Imperiale ma lasciò illeso Alessandro II. Nonostante tutto lo Zar non rinunciò mai alle sue abitudini e volle provare a rispondere ai radicali non solamente con la repressione ma anche con l’avvio di una nuova campagna di riforme. Non ne ebbe però il tempo perché nel 1881 fu ammazzato da una bomba lanciata contro la sua carrozza che oltre a lui uccise anche molti soldati ed un bambino di soli 14 anni.

Epoca d’oro per la cultura russa

L’epoca delle riforme di Alessandro II, soprannominato ‘Il Liberatore’, viene ricordata anche come una delle migliori stagioni della cultura russa. Dal Conservatorio di Mosca uscì uno dei più grandi compositori musicali della storia, Petr Ciajkovskij, autore di capolavori immortali (‘Il lago dei cigni’, ‘La bella addormentata’, ‘Lo schiaccianoci’) che resero Pietroburgo la capitale mondiale del balletto. Ma è nella letteratura che la Russia raggiunse la sua massima fama internazionale grazie alle opere di Fedor Dostoevskij (‘Delitto e castigo’, ‘L’idiota’, ‘Demoni’), politicamente schierato su posizioni nazionaliste, fervente ortodosso e fortemente anti-liberale, e di Lev Tolstoj (‘Guerra e pace’, ‘Anna Karenina’, ‘Resurrezione’).

Anche in ambito scientifico si ebbero grandi progressi, grazie soprattutto all’opera del chimico Dmitrij Mendeleev che codificando la Tavola Periodica degli Elementi diventò uno dei più famosi scienziati al mondo e collaborò con il governo per favorire lo sviluppo dell’educazione scientifica in tutti i suoi settori, dalla fisica alla biologia.

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