Storia della Russia, capitolo XVIII: destalinizzazione e apice della guerra fredda

Storia della Russia, capitolo XVIII: destalinizzazione e apice della guerra fredda

Alla guida del Pcus (Partito Comunista dell’Unione Sovietica) venne chiamato Nikita Krusciov che segnò una netta rottura con il periodo stalinista. Nel 1955 venne istituita una commissione interna al partito per indagare sulle “violazioni della legalità socialista” commesse da Stalin, in particolare durante le purghe del Grande Terrore. Nel 1956 al XX congresso del Pcus Krusciov pronunciò il famoso ‘discorso segreto’, chiamato così perché non fu reso pubblico in Unione Sovietica prima del 1989, nel quale con una requisitoria di quattro ore sul tema ‘Il culto della personalità e le sue conseguenze’ accusò Stalin per i crimini commessi negli anni ’30, soprattutto per l’epurazione di molti membri del comitato centrale del partito. Krusciov criticò duramente anche le storture del culto della personalità alimentato da Stalin e sottolineò l’importanza di una direzione collettiva del partito per evitare il ripetersi di simili eventi. Il discorso fu uno shock soprattutto per i dirigenti comunisti europei e segnò il distacco dalla Cina di Mao Tsetung che lo bollò come revisionista restando fedele allo stalinismo.

Sviluppo sociale, industrializzazione, conquista dello spazio e prima centrale nucleare

Nel 1956 si verificarono le prime proteste antisovietiche nei paesi del blocco socialista con alcuni disordini in Polonia e una vera e propria rivolta in Ungheria, repressa a fatica solamente grazie all’arrivo dalla Russia di 200.000 soldati e 4000 carri armati. Questi eventi suscitarono critiche da parte dell’ala più conservatrice del partito guidata da Molotov e ostile al processo di destalinizzazione, la quale provò ad esautorare Krusciov ma finì sconfitta ed espulsa dal comitato centrale. L’opera di smantellamento dell’apparato stalinista quindi proseguì e nel 1960 la tragica stagione dei gulag poteva ormai dirsi conclusa.

Consapevole che l’Unione Sovietica non avrebbe retto senza un netto miglioramento delle condizioni di vita dei suoi cittadini, Krusciov si impegnò per la costruzione di nuove abitazioni popolari, la maggior diffusione dei prodotti di consumo e soprattutto avviò una serie di riforme in ambito agricolo. Buon conoscitore del settore per aver trascorso molti anni della sua vita in Ucraina, Krusciov durante un viaggio diplomatico negli Stati Uniti volle visitare le fattorie dell’Iowa e si rese conto di quanto era arretrata l’agricoltura sovietica. Decise pertanto di investire nella modernizzazione tecnologica importando macchinari e fertilizzanti chimici dall’Occidente e copiandone le tecniche di lavoro, come il sistema di rotazione delle colture. Vennero applicati dei correttivi al sistema dei kolchoz aumentando i prezzi di acquisto da parte dello Stato, riducendo le tasse sui terreni privati e promuovendo la coltivazione delle terre vergini.

A livello industriale Krusciov spinse fortemente per incrementare la capacità estrattiva di petrolio e gas naturale, portando l’Urss a divenirne uno dei principali produttori mondiali. Queste scelte posero le basi per il futuro sviluppo del paese ma nell’immediato dettero risultati altalenanti. Furono invece indubbi successi quelli raggiunti nella corsa allo spazio con il lancio nel 1957 di Sputnik, primo satellite artificiale mandato in orbita intorno alla Terra, e la missione nel 1961 di Jurij Gagarin, primo uomo a volare nello spazio. Questi traguardi, uniti all’apertura della prima centrale nucleare al mondo nel 1954 a Obninsk, testimoniavano i progressi fatti dall’Unione Sovietica nei campi della ricerca e dell’innovazione.

Sull’orlo della guerra nucleare: la crisi dei missili cubani

In politica estera l’Urss intervenne per la prima volta in Medio Oriente nel 1955 a sostegno dell’Egitto di Nasser nel conflitto per il controllo del canale di Suez. Il 1960 segnò la definitiva rottura con la Cina di Mao e tutti i tecnici, consiglieri e specialisti sovietici mandati a sostenere lo sviluppo del regime comunista cinese furono richiamati in patria. Nello stesso anno si acuirono anche le tensioni al confine tra Berlino Ovest, sotto il controllo americano, e Berlino Est, sotto il controllo sovietico, che ebbero come conseguenza la costruzione nel 1961 del famoso muro che per decenni dividerà in due la città tedesca. Durante una seduta dell’Onu Krusciov fu protagonista di un folkloristico episodio. Protestando veementemente contro l’intervento del delegato filippino che accusava l’Urss di ‘imperialismo’, il leader sovietico si tolse una scarpa sbattendola sul tavolo.

Nel 1962 la Guerra Fredda raggiunse il suo apice con la crisi dei missili cubani. In seguito al fallito tentativo di colpo di Stato americano con l’invasione della Baia dei Porci a Cuba, dove nel 1959 il Partito Comunista era salito al potere grazie alla rivoluzione guidata da Fidel Castro ed Ernesto ‘Che’ Guevara, e al dispiegamento di missili balistici americani in Turchia, Krusciov decise di accettare la richiesta cubana di installare missili nucleari sull’isola come deterrente per scoraggiare ulteriori aggressioni. Questa mossa però causò una dura reazione del Presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy che impose un blocco navale all’isola minacciando un attacco su larga scala. Dopo lunghi negoziati, che tennero tutto il mondo con il fiato sospeso, si giunse ad un accordo che prevedeva il ritiro dei missili sovietici da Cuba in cambio della promessa americana di rimuovere a sua volta i propri missili dalla Turchia.

La gestione di Krusciov della crisi cubana suscitò forti critiche e accuse di debolezza nell’aver ceduto alle richieste americane. In aggiunta anche altri fattori stavano facendo calare la sua popolarità in patria, come la decisione di riprendere le persecuzioni anti-religiose, che si erano fermate con le concessioni fatte da Stalin in periodo di guerra, e le polemiche con l’Accademia delle Scienze. Nel 1964 il comitato centrale del partito formulò una serie di accuse verso la leadership di Krusciov, tra le quali anche quella di promuovere un culto della personalità simile a quello stalinista così fortemente criticato in precedenza, e lo destituì sostituendolo con Leonid Breznev.

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