Storia della Russia, capitolo II: L’invasione Mongola
Con l’indebolirsi del potere centrale di Kiev, la Rus’ poteva essere definita uno Stato unitario solo teoricamente. Questa disgregazione interna favorì la conquista da parte di una potenza emergente proveniente da est, i mongoli.
Nel 1206 un capò tribù che passerà alla storia con il nome di Genghis Khan riunì le tribù nomadi delle steppe euroasiatiche e nel giro di due decenni riuscì a conquistare tutta l’Asia centrale, Cina inclusa, creando un vero e proprio impero.
Tra il 1238 e il 1240 l’esercito mongolo, famoso per la sua brutalità e guidato da Batu Khan (nipote di Genghis Khan), conquistò il principato di Vladimir, tutti i territori nord-orientali della Rus’ e mise a ferro e fuoco Kiev. Questi nuovi domini formarono il khanato dell’orda d’oro (“zolotaja orda”), denominazione delle province in cui era suddiviso l’Impero Mongolo, mettendo fine così all’esperienza della Rus’ di Kiev.
L’autonomia di Volgograd
Sotto la dominazione mongola tutti i territori della Rus’ erano costretti a versare tributi alla capitale del khanato Saraj–Batu (vicino l’attuale città di Volgograd), ma godevano di una sostanziale autonomia che gli consentiva di proseguire le proprie guerre intestine.
Nel 1240 divenne famoso per le sue epiche gesta militari Aleksandr Nevskij. In quanto principe di Novgorod, difese i territori della Rus’ nord-occidentale prima dall’esercito svedese e poi dai Cavalieri dell’Ordine Teutonico, uscendo sempre vincitore dal campo di battaglia e guadagnandosi nel 1252 anche il titolo di principe di Vladimir. Alla sua morte nel 1263 il territorio di Vladimir cadde sotto l’influenza di una città in forte ascesa: Mosca.
Nasce il Granducato di Mosca
Il figlio di Aleksandr Nevskij, Daniil Aleksandrovič, venne riconosciuto ufficialmente dai mongoli (chiamati anche ‘tatari’) nel 1338 come sovrano di Mosca e Vladimir. Nasceva così il Granducato di Mosca.
Oltre al buon rapporto con l’Orda d’Oro, che delegò Mosca a raccogliere i tributi per loro conto presso gli altri principati russi (con la sola eccezione di Novgorod che ancora manteneva una certa autonomia), ad accrescere il prestigio e l’importanza della città vi fu anche il trasferimento del metropolita (massima autorità della Chiesa Ortodossa) da Kiev, distrutta dall’invasione mongola, prima a Vladimir e poi a Mosca.
Mentre il potere di Mosca aumentava, l’Orda d’Oro si trovava invece a fare i conti con gravi problemi interni. Nel 1380 si arrivò ad uno scontro tra i due eserciti e a sorpresa ad avere la meglio furono i moscoviti, guidati dal principe Dmitrij Donskoj, in una battaglia passata alla storia come la prima vittoria dei russi sui tatari.
L’Orda d’Oro reagì attaccando la città di Mosca ma il declino e lo sfaldamento dell’Impero Mongolo era ormai cominciato e ben presto non fu più in grado di esercitare il proprio controllo sui territori russi. Nonostante gli oltre duecento anni di dominio, non sono molte le tracce lasciate dai mongoli nella società russa, a causa di importanti differenze culturali e religiose (l’Orda d’Oro si era convertita all’Islam negli anni ‘30 del XIV secolo) che hanno sempre fatto da barriera tra i due popoli.

