Ora Zelenskij va a Sanremo, ma un tempo era il Festival a “conquistare” Mosca

Ora Zelenskij va a Sanremo, ma un tempo era il Festival a “conquistare” Mosca

L’idea di avere come “superospite” di Sanremo il presidente ucraino Vladimir Zelenskij non piace proprio a nessuno: sebbene la sua presenza (l’ultima di un lungo tour mediatico che ha toccato anche il festival di Cannes e l’Eurovision) sembri ormai cosa fatta, molteplici sono i politici che non approvano la scelta, uno tra tutti il leader della Lega Matteo Salvini

E mentre i vertici Rai si trincerano dietro uno sdegnoso silenzio, ad esprimere la sua assoluta fedeltà all’azienda (e dunque alla scelta di propinare agli italiani l’ennesimo sermone pro Ucraina) ci pensa Bruno Vespa: “Non capisco francamente tutto questo rumore” ha detto all’ANSA il conduttore di Porta a Porta. “Al Festival hanno partecipato alte personalità della politica internazionale e sono stati trattati tutti i temi sociali. Zelenskij è stato ospite aI Festival di Cannes e Venezia, oltre che ai Golden Globes, e mi dispiace questo malanimo nei confronti di un uomo che si sta battendo con straordinario coraggio per salvare la libertà del proprio popolo”.

Il boom di Sanremo 1983 sulla tv russa

Quel che Vespa forse opportunamente dimentica, però, è che il Festival della canzone italiana ha avuto pochissimi contatti col mondo ucraino mentre, invece, è storicamente legato a Mosca sin da tempi non sospetti. Come molti di voi sanno, la musica italiana in Russia è una delle più amate. L’Italia rappresenta un vero e proprio faro di cultura e buongusto e viene ovviamente associata anche all’idea di divertimento.

Questa associazione affettiva e culturale si è andata saldando negli anni Ottanta. Nel 1983, infatti, il Festival di Sanremo venne trasmesso sul canale principale della tv di stato russa, diventando in breve un fenomeno di costume. Da allora i nostri cantanti (Toto Cutugno, Al Bano e Romina, i Ricchi e Poveri) sono stati assunti a ruolo di vere e proprie superstar. Grazie alla musica pop, due popoli riuscivano ad avvicinarsi. I russi, in fondo, sembravano nutrire molto più interesse di noi per la musica prodotta in Italia.

L’Armata Rossa canta all’Ariston

La storia d’amore tra il Festival dei Fiori e la Russia raggiunse il suo culmine le 1986, quando addirittura un nutrito gruppo di artisti italiani (tra i quali Milva) portarono in tour il palco dell’Ariston a Mosca grazie allo spettacolo “Sanremo a Mosca, Fiori e Canzoni dall’Italia”. E più di recente, nel 2013, sempre Cutugno portò nella cittadina ligure nientemeno che il coro dell’Armata Rossa per accompagnarlo a cantare nientemeno che “L’Italiano”. A condurre il festival, all’epoca, l‘iper correttissimo Fabio Fazio, il quale oggi probabilmente verrà colto da improvvise perdite di memoria di fronte alle immagini di quell’esibizione.

Se la ‘cancel culture’ pro Ucraina cancella pure la musica

Se non bastasse insomma la forzatura politica, la presenza di Zelenskij a Sanremo sarebbe controversa quantomeno per l’indissolubile legame tra la musica popolare italiana, e quella del Festival in particolare, e la cultura russa. Chissà se qualcuno, quando il volto del presidente ucraino invaderà l’Ariston, ricorderà i bei tempi in cui la musica sapeva unire e non creare l’ennesima, forzata, spaccatura tra popoli.

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