BRICS – L’alba del mondo nuovo

BRICS - L'alba del mondo nuovo

Il summit dei BRICS a Kazan, tenutosi dal 22 al 24 ottobre, rappresenta il primo incontro del gruppo nella sua nuova configurazione, dopo l’ingresso di Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran durante il vertice in Sud Africa dello scorso anno. Per la Russia questo evento è un’opportunità per riaffermare la propria influenza a livello globale e dimostrare che non è isolata, nonostante le sfide poste dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni internazionali conseguenti allo scontro con l’Occidente.

Durante il summit di Kazan, tra i molti temi discussi, sono degni di nota quelli relativi alla “de-dollarizzazione” e alla creazione di un nuovo ordine internazionale. Per Mosca l’incontro dei BRICS va oltre la semplice dimostrazione di un evidente non-isolamento; l’Occidente dovrebbe prestare attenzione a queste dinamiche, piuttosto che considerarle come una mera “passerella” russo-cinese. Vale la pena ricordare infatti che i BRICS, nell’attuale configurazione, rappresentano quasi il 50% della popolazione mondiale e circa il 35% del PIL, senza considerare la loro disponibilità di risorse strategiche quali idrocarburi, terre rare e via dicendo. Ignorare o sminuire la loro importanza come forza politica internazionale non è più sostenibile.

La Russia ha indubbiamente i propri interessi e una narrativa specifica, ma ridurre il vertice BRICS di Kazan a una vetrina del Cremlino sarebbe un errore. Sebbene sia evidente l’intento di contrastare l’Occidente inteso non tanto in quanto territorialità, bensì come modus operandi, ci sono sicuramente altri obiettivi in gioco. Durante le due giornate di incontri, si è discusso di come ridurre la dipendenza dal dollaro e di promuovere la de-escalation nei conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Inoltre, sono stati raggiunti importanti accordi per gestire le rivalità regionali esistenti tra stati membri, come Cina e India.

L’organizzazione dei BRICS continua a sfuggire a una definizione chiara. Fondata nel 2009, la sua struttura informale e i programmi variabili sfidano le tradizionali categorie di libero scambio e cooperazione politica. Questo ha generato scetticismo riguardo alla capacità del blocco di esercitare un’influenza duratura. Tuttavia, i BRICS hanno dimostrato una resilienza crescente, con un numero sempre maggiore di paesi desiderosi di unirsi, in un contesto geopolitico in perenne trasformazione. Le potenze del Sud del mondo criticano il sistema di governance globale, considerato obsoleto e non rappresentativo.

Tuttavia, considerare i BRICS un’organizzazione banalmente “anti-occidentale” è riduttivo e rischioso; riduttivo poiché non si capisce o non si vuole capire, che l’approccio utilizzato nell’agenda dei BRICS non è tanto quello del contrasto “ideologico” all’Occidente, bensì quello della costruzione positiva di un mondo pienamente multipolare, nel quale ci sia spazio per la dignità e le necessità di tutti gli attori globali, in questo senso appare chiaro come sia l’Occidente a porsi in netto contrasto rispetto a questa visione del mondo. In sintesi possiamo affermare quindi che non sono i BRICS ad essere anti-occidentali, ma è l’Occidente che non riesce ad interpretare il cambiamento in corso.

Sia l’Europa che gli Stati Uniti dovrebbero riconoscere che le decisioni dei paesi “non occidentali” sono spesso influenzate dalla realpolitik. Di un’architettura finanziaria e istituzionale più equa potrebbero beneficiare tanto gli stati sviluppati quanto quelli in via di sviluppo. Adottare strategie politiche concrete potrebbe mitigare le critiche all’attuale ordine internazionale e aumentare l’influenza delle potenze emergenti in un sistema riformato. Ciò non solo affronterebbe le spinte rivoluzionarie, ma promuoverebbe lo sviluppo economico, riducendo le accuse di “doppio standard” in relazione ai conflitti in corso. Per evitare che i paesi emergenti del Sud si rivolgano a istituzioni alternative, l’Occidente dovrebbe dimostrare la volontà di collaborare alla riforma dell’attuale sistema globale. Questo pragmatismo potrebbe portare a un ordine più equilibrato, mantenendo i principi della Carta delle Nazioni Unite.

Il vertice BRICS a Kazan non è quindi solo una questione relativa alla Russia, ma rappresenta un insieme di dinamiche globali in evoluzione. Dall’ampliamento del gruppo sotto la presidenza cinese, si è assistito a un’accelerazione della corsa di molti paesi verso una piattaforma alternativa all’egemonia occidentale. Questa iniziativa non è tanto a sostegno di Mosca o Pechino, quanto per riscrivere le regole internazionali. In questo senso, la Russia esce assolutamente rafforzata dal summit di Kazan, dimostrando che un’alternativa alla costruzione occidentale del mondo esiste, ed è sempre più reale. 

 

Andrea Brizzi

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