Storia della Russia, capitolo XVII: Guerra Fredda e morte di Stalin
Nell’estate del 1945 si tenne il terzo e ultimo vertice tra Stalin, Truman (subentrato a Roosevelt dopo la sua morte) e Churchill a Potsdam, nella regione di Brandeburgo. Proprio lo status della Germania fu tra gli argomenti principali della conferenza. Venne deciso di suddividerla in quattro zone di occupazione, amministrate dalle tre potenze vincitrici più la Francia.
Usa all’attacco: Piano Marshall e atomiche sul Giappone
Inizialmente l’approccio statunitense verso i tedeschi fu durissimo. Il ‘Piano Morgenthau’, dal nome del suo ideatore l’allora Ministro del Tesoro americano di origine ebraica Henry Morgenthau, prevedeva lo smembramento della Germania e la sua conversione forzata da potenza industriale a paese agricolo e pastorale. Dopo soli due anni, nel corso dei quali furono milioni gli sfollati e i morti di stenti tra la popolazione tedesca, gli americani cambiarono però strategia. A prevalere fu l’idea che la Germania sarebbe stata utile come alleato per trainare lo sviluppo economico dell’Europa occidentale. Nel 1948 venne quindi avviato il Piano Marshall con il finanziamento per miliardi di dollari ai paesi europei nella sfera di controllo anglo-americana. Con questa mossa, tesa a contrastare l’influenza sovietica in Europa, Stati Uniti e Unione Sovietica cessavano definitivamente di essere alleati per divenire avversari. Iniziò così la lunga stagione della ‘Guerra Fredda’.
Il lancio nell’agosto del 1945, per la prima volta nella storia, della bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki fu un chiaro segnale di superiorità bellica americana nei confronti dell’Unione Sovietica. Da quel momento in poi Stalin decise di accelerare gli sforzi, già iniziati nel 1941, per ristabilire la parità strategica e vi riuscì nel 1949 quando la prima bomba atomica sovietica esplose con successo in un test di prova in Kazakhistan.
Nascita della NATO e morte di Stalin
Come conseguenza del nascente dualismo tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel 1949 venne firmato il Patto Atlantico per la collaborazione militare tra le nazioni dell’orbita americana che portò alla nascita della Nato (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord). In risposta alcuni anni dopo nel 1955 l’Unione Sovietica creerà l’analogo Patto di Varsavia tra i paesi del blocco socialista dell’Europa orientale. La ‘Cortina di Ferro’, espressione coniata dal Primo Ministro inglese Winston Churchill, era ormai realtà.
Nonostante la sua personalità fosse celebrata in tutta l’Urss come salvatore della patria, Stalin proseguì la sua politica di repressione interna. A farne le spese questa volta furono gli ebrei, verso i quali venne diretta una campagna contro il ‘cosmopolitismo’ accusandoli tra le altre cose di essere amici degli Stati Uniti, che nel 1948 avevano creato lo Stato di Israele occupando i territori palestinesi. Il Comitato Antifascista Ebraico fu sciolto ed i suoi membri più in vista arrestati e fucilati. Nel 1949 a Leningrado in seguito ad una futile discussione interna al partito diverse migliaia di iscritti furono espulsi ed alcuni dirigenti giustiziati o deportati.
Secondo alcuni storici negli ultimi anni di vita Stalin era diventato sempre più paranoico a causa dell’aggravarsi di alcuni problemi di salute. Altri invece ritenevano che a spingerlo verso una nuova ondata repressiva non sia stata la follia ma la convinzione dell’imminenza di un nuovo conflitto per prepararsi al quale fosse necessario eliminare tutti i possibili traditori. Nel 1953 Stalin morì per un’emorragia cerebrale.
Il favorito nella corsa alla successione sembrò essere in un primo momento il Ministro degli Interni e capo della polizia segreta (NKVD) Lavrentij Berija, famoso per la sua spietatezza. Ma Berija venne messo in minoranza dai suoi avversari e arrestato durante una seduta del comitato centrale per poi essere giustiziato dopo un processo sommario a porte chiuse.
