LA GUERRA ECONOMICA
Perché le sanzioni occidentali sull'industria bellica russa hanno fallito
In questo articolo vogliamo fare chiarezza sul tema delle sanzioni occidentali, ideate con il fine di sabotare e bloccare la capacità della Russia di garantire e rendere stabile la propria potenza bellica. ll primo obiettivo, dichiarato dalle dirigenze occidentali al momento dell’imposizione delle sanzioni, fu quello di impedire alla macchina da guerra russa di funzionare, dato immediatamente in pasto alle opinioni pubbliche occidentali, essendo l’argomento emotivo di “far fermare la guerra”, il più capace di far presa sui nostri umori sentimentali. Tuttavia, resta clamorosamente smentito dai fatti e questo per ragioni di non difficile comprensione, essendo esse già sotto gli occhi di tutti al momento dell’approvazione delle sanzioni stesse. Analizziamo in seguito le modalità intraprese dai russi per ovviare alla pianificazione occidentale dei blocchi.
Lo stato dell’industria bellica russa all’inizio dell’operazione speciale
Bisogna considerare innanzitutto che l’industria bellica russa è di fatto l’unico comparto industriale che l’Unione Sovietica e il fallimento dell’economia pianificata di ispirazione marxista hanno lasciato in eredità alla Federazione Russa. Essenzialmente controllata a livello pubblico dai grandi conglomerati industriali come la Rostec o la Roscosmos, che a loro volta controllano capillarmente praticamente tutte le industrie russe del settore degli armamenti, l’industria bellica russa è capace di produrre quasi tutti i propri prodotti su base autoctona, e anzi ha sempre conservato una grande propensione all’export, abbisognando quindi scarsamente da importazioni dall’estero. Gli unici materiali importati dall’Occidente, ossia i materiali che la Russia non produce in casa, riguardano quasi esclusivamente l’ambito di microchip e semiconduttori, impiegati nella produzione di particolari armamenti più moderni come missili o elicotteri.
Detto questo, l’industria russa ha sempre avuto la tendenza ad accumulare scorte di materiali e semilavorati, molto di più di quanto non facciano le loro controparti occidentali, proprio per la scelta strategica del Cremlino di poter aver un margine di manovra nei periodi di crisi.
La triangolazione
È interessante notare che le importazioni di chip e semiconduttori russe, nel 2022 non solo non sono diminuite, bensì sono aumentate rispetto al 2021. Come è stato possibile? Semplicemente perché la Russia ha incominciato ad adattarsi alle sanzioni rivolgendosi ai paesi che si dichiarano neutrali rispetto al conflitto o che comunque non applicano la politica sanzionatoria euro-americana (paesi che sono la maggioranza a livello globale). D’altro canto, le sanzioni occidentali sono sanzioni solo di tipo “primario” e non “secondarie”,ovvero sanzionano direttamente la Russia, ma non di riflesso i paesi terzi che continuano a mantenere rapporti commerciali con la Russia.
Immaginare, per altro, che l’Occidente possa realmente imporre un efficace sistema di sanzioni secondarie è del tutto fuori luogo, appunto perché significherebbe sanzionare praticamente tutto il mondo al di fuori di Nord America ed Europa, con contraccolpi che potrebbero attentare più alla presa occidentale (in particolare americana) sul globo, che alla capacità militare russa.
Detto questo, la Russia ha incominciato ad appoggiarsi ai paesi “non ostili” usandoli come piattaforme per triangolare le importazioni di beni critici altrimenti interdetti. Nel corso del 2022 si è ad esempio avuta una vera e propria esplosione delle importazioni dalla Turchia, la quale, giocando anche sul fatto di essere non direttamente attaccabile da Occidente, vista la sua partecipazione all’Alleanza Atlantica, ha aperto uno stuolo di imprese di import-export che comprano in Europa (l’Olanda, principale produttore di semiconduttori ha conosciuto non a caso una grande espansione dell’export di questi prodotti) e rivendono ai russi (con relativo sovrapprezzo, che tuttavia i russi sono disposti a pagare visto lo stato di necessità).
Ruolo simile è stato giocato anche da molte repubbliche ex sovietiche, come Armenia, Azerbaijan o anche le repubbliche “stan” centro-asiatiche. Questa sostituzione delle importazioni per triangolazione, per altro, non si applica solo a beni di importanza critica per lo sforzo bellico, ma anche per altri beni comuni sanzionati, sommando ad esempio le importazioni di Armenia e Azerbaijan di telefoni cellulari: si noti che il volume di queste importazioni è simile al volume di importazioni ridotte tra Russia e Occidente.
La sostituzione diretta e il processo di sostituzione industriale
Il secondo escamotage è rappresentato dalla sostituzione diretta di prodotti, senza triangolazione, da paesi non ostili, come avvenuto nel caso della Cina, che sta aumentando il proprio export di prodotti nel campo dell’elettronica verso la Russia.
Infine, spinti dalle stesse sanzioni, sembra che i russi si siano resi conto di essere in ritardo nella produzione di beni ad alta tecnologia e hanno avviato un processo di incentivazione e sostegno all’industria locale. Chiaramente non è detto che lo sforzo di colmare il ritardo con l’Occidente in questo campo potrà essere efficace, ma comunque la direzione del tentativo di sostituzione industriale è stato preso.
Per quanto concerne i fini bellici, in ogni caso, i russi sembrano aver accettato anche l’ipotesi di poter impiegare beni di qualità inferiore ma pur sempre disponibili a livello economico e tempisticamente immediati. Con questa attitudine di “sostituzione per regresso tecnologico” e vista la scala industriale di questa guerra, dove potrebbero contare più le quantità che le qualità, non è affatto detto che la strategia non sia pagante: d’altronde abbiamo visto l’Occidente, tronfio della superiorità qualitativa dei suoi armamenti, approvare la spedizione verso l’Ucraina di carri armati Leopard 1, ovvero carri armati degli anni ’50 del secolo scorso, a causa della scarsità di mezzi più moderni.
La strada verso l’autonomia
Riassumendo vediamo che l’industria bellica russa non solo non ha fermato la sua attività, ma è anche riuscita ampiamente ad incrementarla in tutti i settori, per un mix di fattori quali la disponibilità di ampie scorte, il tratto prevalente dell’autarchia e la tendenza alla sostituzione delle importazioni con prodotti locali, la capacità di aggirare le sanzioni di materiali critici tramite le triangolazioni con paesi non ostili o l’acquisto diretto di beni da questi ultimi. In ultimo non si può neanche escludere l’ipotesi del contrabbando puro e semplice, che, dai tempi del blocco continentale di Napoleone in poi, ha sempre prosperato proprio in tempo di guerra.
