Terremoto in Turchia e Siria: quando l’Occidente sbeffeggia, la Russia corre in aiuto
“Commenta con 🎉 per sputare sui 6 milioni di kebab rimossi dal terremoto”: così su questo canale Telegram di supporters del battaglione Azov ridicolizza i corpi di bimbi martoriati dalla tragedia del terremoto, avvenuta in Turchia e in Siria la sera scorsa. Parliamo solo di una piccola nicchia di esaltati? Non sembra essere così. Per l’ennesima volta, anche Charlie Hebdo non ha tardato a perdere la faccia: “Non c’è neanche più bisogno dei carri armati” afferma la vignetta che raffigura la Turchia demolita dal sisma.
Se dall’Europa (o chi europeo vorrebbe esserlo, scimmiottandone le più basse pulsioni) arrivano solo disgustosi incitamenti all’odio, e dall’America un assordante silenzio, la Russia si è subito impegnata a inviare aiuti e assistenza medica nelle zone colpite dal disastro. Ad oltre 24 ore dal sisma, l’unica ad aver dispiegato punti di aiuto umanitario in Siria è stata la Russia: oltre 300 i militari russi e 60 le squadre sono impegnate nei lavori.
Come con altre tattiche di politica del terrore attuate negli ultimi anni, il controllo dei popoli passa attraverso la manipolazione del pensiero. L’opinione pubblica viene incanalata nel tunnel della paura da un lato, dell’odio a senso unico dall’altro.
Questo sistema binario, così banalmente semplificato al fine di poter attecchire facilmente anche sulle persone dalle più scarse capacità intellettuali, ha portato nel giro di così poco tempo ad avallare l’odio tra popoli, a dare per buono ogni slancio di cattiveria, perfino a incitare alla morte. Le fondamenta della guerra di propaganda sono cementate con miseria di spirito e ignoranza luciferina: qualsiasi supporto a questi criminali ci rende complici di cotanta infamia.
