Zelensky a Bruxelles: la pratica politica dell’assurdo

Zelensky a Bruxelles: la pratica politica dell'assurdo

Io so”. Se già nel ‘74 un profetico Pasolini denunciava il “modo codificato” al cui l’intellettuale deve attenersi per tutelare la pratica politica,  possiamo affermare che, ad oggi, non notiamo nessun cambiamento in questo senso.
Zelensky al consiglio dell’Unione Europea, che ricordiamo essere l’organismo che al massimo rappresenta il popolo delle nazioni europee, ha partecipato egregiamente al teatro dell’assurdo della “pratica politica” occidentale.

Il presidente ucraino si appella alla carità in lacrime, i politici commossi applaudono (tranne un Orban che lascia ancora qualche speranza ai sognatori…), Macron gli conferisce la più alta onorificenza francese, quella della Legion d’Onore, che l’attore ripaga con affettuosi abbracci, decisamente poco consoni a un palcoscenico che vuole (dovrebbe?) essere il più ufficiale del Continente. Ultima, ma non per importanza in questa genuflessione circense, la Meloni che rilancia appellandosi all’unità, affermando, neanche troppo tra le righe, il ruolo centrale che l’Italia e l’Europa hanno in questo è un conflitto.

Insomma, sembra che pretendere da un lato, assicurare dall’altro oggetti di morte (che diventano sui giornali “tipologie specifiche di difesa”) e farlo piangendo, non sia più un ossimoro. Nella normalità del “modo codificato” di questa democrazia anche l’assurdità della guerra, la sua violenza, ogni mistificazione a essa legata sono tutelati.

E non solo dai politici, che si attengono per loro natura al dovere imposto, ma soprattutto dai giornalisti e tutti gli incaricati alla comunicazione: da nessuna parte leggiamo disappunto. L’incongruenza di questo spettacolino viene accettata in silenzio dai media e data in pasto alla popolazione come se l’odio fosse ormai la nuova normalità.

Eppure, la verità politica è un’altra: Zelen’skij e i suoi complici occidentali continuano imperterriti a trascinare il mondo in una guerra fraticida. Io so, noi sappiamo, e al contrario di Pasolini i nomi vogliamo farli e non favoreggeremo il collasso dell’Europa.

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