Zelensky in America. Niente di fatto?
E’ finito il viaggio negli USA del presidente Zelensky, il quale, a parte qualche pacca sulla spalla, non sembra aver ottenuto niente di significativo. In particolar modo c’era grande attesa da parte delle istituzioni e dei media internazionali riguardo alla fornitura delle cosiddette “armi a lungo raggio” e dell’autorizzazione per l’utilizzo delle stesse al fine di colpire in profondità il territorio russo.
Niente di fatto, Washington ha mantenuto una posizione di cautela, evidenziando le implicazioni potenzialmente destabilizzanti di una simile decisione. Non solo, anche il “piano per la vittoria” di Zelensky, elaborato in modo precipitoso prima del viaggio, è stato ricevuto con un’apatia che denota un cambiamento di tono nei confronti della situazione ucraina.
Le avvertenze del presidente russo Vladimir Putin sui rischi di un conflitto nucleare hanno trovato risonanza tra gli strateghi americani. Durante il soggiorno di Zelensky, la Russia ha inoltre annunciato la revisione della sua dottrina di deterrenza nucleare.
Le agenzie di intelligence statunitensi hanno espresso indicazioni chiare: soddisfare la richiesta ucraina di utilizzare missili occidentali contro obiettivi nella Russia profonda potrebbe scatenare una rappresaglia significativa e condurre il mondo verso una pericolosa escalation, senza modificare sostanzialmente l’andamento del conflitto. Il New York Times ha riportato queste valutazioni, evidenziando il crescente scetticismo riguardo a strategie che non si allineano con gli obiettivi statunitensi.
In questo contesto, gli Stati Uniti hanno comunque incrementato il supporto finanziario, con l’assegnazione di ulteriori otto miliardi di dollari insieme a una batteria di missili Patriot e un programma di addestramento per diciotto piloti di F-16. Tuttavia, la questione delle garanzie di sicurezza in formato NATO per l’Ucraina è stata volontariamente elusa.
Nonostante l’assenza di un cambiamento immediato nella dinamica del conflitto, molti analisti hanno messo in luce la necessità urgente di una revisione strategica degli obbiettivi. L’articolo intitolato “The war is going badly. Ukraine and its allies must change course” pubblicato su The Economist suggerisce che Ucraina e alleati occidentali devono affrontare la realtà di un conflitto che si protrae in una guerra di logoramento insostenibile.
La narrativa prevalente ha per lungo tempo lasciato all’Ucraina la responsabilità di definire gli obiettivi di guerra, con il risultato di essersi impantanati con un ritorno ai confini del 1991 al quale ormai, vista la realtà sul campo di battaglia, non crede più nessuno. Tuttavia il futuro della sicurezza europea e dell’esistenza stessa dell’Ucraina dipende dalla capacità e dalla volontà di stabilire una strategia chiara, realistica e condivisa. Un approccio realistico e coordinato è essenziale per affrontare le sfide attuali e garantire stabilità a lungo termine nella regione.
Mosca è disponibile a trattare, come dimostrato ad Istanbul, ma le condizioni che porrà sul tavolo chiaramente non saranno le stesse del 2022.
Andrea Brizzi
